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Marco Zanolla

@apierini ah, è un sondaggio serio? Perché non fai uno sulla pena di morte?

Circa 4 giorni fa dal Twitter di Marco Zanolla

25 novembre 2014

Quando la questione è maschile e non femminile – Dal programma più bello del mondo

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, e mi fareva fondamentale mettere uno dei testi che mi è più piciuto del progrmma più bello del mondo, quello di Civati alle scorse primarie.
Abbiamo a torto a considerare la violenza sulle donne e la discriminazione un problema femminile, in realtà è giusto il contrario, la questione è meramente maschile che ha come base l’eduzazione. continua a leggere…

20 novembre 2014

Sotto un unico cielo

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Sette giorni sono passati dal mio arrivo a Bruxelles, o #BruxElly come l’abbiamo ribattezzata, e mi ci è voluto un po’ di tempo per digerire le tre giornate passate con il gruppo nord-est (e non solo) e riprendermi dallo stato confusionale che mi ha fatto cadere. In un certo senso è stato come i grandi meeting di partito che si facevano (bene) una volta, dove c’era il tempo per discutere e divertirsi ma si facevano anche ore sode di approfondimenti e workshop. Brava Elly e bravissimi Elvira e Paolo. continua a leggere…

13 settembre 2013

Trattenuti in uno spazio bianco

Martedì sono entrato con la Commissione Manconi per i Diritti Umani nel Centro d’identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo. Non è la prima volta che provo ad entrare lì dentro, la mia richiesta è già arrivata precedentemente ma non è stata mai accolta (come quella, tra l’altro, del nostro assessore competente, Linda Tomasinsig, che ormai da cinque anni l’era impedito l’accesso alla struttura).
Non voglio annoiare nessuno con la storia che tutti gli immigrati sono poveri cristi e stinchi di santi, non è questo il motivo per cui scrivo e soprattutto non ci credo. Vi potrei dire che quasi il 70% di loro, sono persone che hanno precedenti, ma potrei sbagliarmi (visto che i numeri sono stati somministrati senza alcun documento). Comunque il punto non è assolutamente questo.
Il punto è di guardare le cose da essere umani.
Esseri che pensano e che sono abituati a vivere in uno spazio aperto.
Vi chiedo, ora, di immaginare voi esseri umani rinchiusi in un posto ridotto con persone che non conoscete.
Non per giorni, ma per settimane, anzi, mesi, in alcuni casi, addirittura diciotto lunghissimi mesi.
Se poi avete già pagato alla giustizia la vostra pena, l’unica cosa che vorreste, una volta usciti di prigione, è tornare a casa o quanto meno vedere un volto amico.
Invece vi portano in delle gabbie. Sopra la vostra testa si stende una rete metallica e le stanza, dove stanno altri cinque come voi o di un’etnia con cui eravate in guerra fino alla vostra partenza per l’Italia, è di una dimensione tale che normalmente non fareste rimanere nemmeno il vostro animale domestico.
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